È abbastanza singolare come nel giro di una settimana, su uno storico giornale italiano e su una neonata rivista siano comparsi due articoli diametralmente opposti.
Questi adolescenti quando sono a scuola, in casa, quando si trovano con gli adulti non ascoltano. Comunicano solo all’interno del loro universo adolescenziale con mezzi che gli adulti non possono controllare: sms, Internet, chat, YouTube, altre web-tribù. Si incontrano di notte, nelle discoteche e nelle feste. Coi genitori recitano, e questi non sanno nulla della loro vita reale
A volte mi domando se a questi adolescenti non farebbe bene un periodo di moratoria, in cui si chiudano loro YouTube, le chat, le discoteche, si limiti l’uso di Internet e dei cellulari per consentire loro di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri. Una moratoria periodica di due mesi l’anno, una cura disintossicante.
Francesco Alberoni – Corriere della Sera
È come quando i primi studiosi dell’industrializzazione cominciarono a segnalare che non era tutto progresso e zang thumb tuum: che c’era l’inquinamento, e lo sfruttamento, e il traffico, eccetera. Bisognava buttare l’acqua sporca ma tenersi il bambino. Niente a che vedere col luddismo ideologico, che pretendeva invece che si potesse tornare indietro a prima delle macchine e che questa fosse la soluzione ai guai del progresso.
In Italia, invece, il dibattito sulla modernità del secondo millennio è spesso in mano a commentatori che non distinguono un post da un commento o un mp3 da un jpeg, che pensano che la cultura mondiale si sia fermata a Montale, e che per andare sul sito di Repubblica aprono Google e scrivono “R-e-p-u-bb- l-i-c-a” nel campo di ricerca.
È come se in Italia ci fosse una separazione priva di senso tra un “mondo di prima” che continua a vivere e funzionare con gli stessi canoni e gli stessi tempi del secolo scorso, e un “mondo di dopo” che non si manifesta più nei contesti del secolo scorso che in Italia non si sono mai evoluti: i giornali, la televisione, la politica. Il primo mondo ha tra i suoi contenuti prevalenti la serata di Miss Italia, gli articoli sulla morsa del gelo e le statuette del presepe, la Commissione di Vigilanza Rai e la paura del nuovo: nelle sue frange più avanzate va su internet per leggere Dagospia su Miss Italia e sulla Vigilanza Rai, o su Facebook perché gli hanno detto che da quelle parti si cucca. È un mondo che ha il mito del passato e che una volta sapeva fare altre cose, e alcune anche bene.
La cosa più formidabile capitata a un paio di generazioni in questo decennio è stata lo scoprirsi, il riconoscersi, e trovare un mondo nuovo a propria misura, senza doverne occupare uno esistente e dovercisi adattare. Se non c’è stato scontro generazionale negli ultimi vent’anni, è perché i nuovi arrivati si sono diretti altrove e hanno lasciato gli altri là dove stavano: bene o male che sia. Ma quel vecchio mondo è sempre più piccolo e stretto.
Luca Sofri – Wired
Colgo l’occasione per spendere due parole sull’edizione italiana di Wired.
Tralasciando l’impaginazione che è qualcosa di spettacolare e raramente visto in una rivista italiana, penso che di una rivista così ci fosse un grande bisogno. Sapere di essere in tanti a vivere in quel famoso “secondo mondo” e di avere qualcosa in più di quelli del primo, lo ammetto, mi ha dato coraggio e fiducia.