Bazinga!

I am Marco, an italian web designer, a tv show addicted and a music lover.

and once again you've fallen for one of my classic pranks. Bazinga!

D’accordo, i professori Vinson

Due post in meno di 24 ore, roba da non credere eh?

Io non lo so se questo blog serve a qualcosa. Ci penso spesso, alla fine tante delle cose che scrivo qui sono dette un po’ tra me e me, tanto varrebbe pensarle e basta senza fare la fatica di scriverle qui in italiano un po’ stentato. Poi mi ricordo di una cosa che ho letto ne “il Giovane Holden” che fa più o meno così:

“D’accordo, i professori Vinson. Non appena ti sarai lasciato dietro tutti i professori Vinson, allora comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo, e se sai cercarlo e aspettarlo, a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l’altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d’incitamento e di stimolo. Molti, moltissimi uomini si sono sentiti moralmente e spiritualmente turbati come te adesso. Per fortuna, alcuni hanno messo nero su bianco quei loro turbamenti. Imparerai da loro…se vuoi. Proprio come un giorno, se tu avrai qualcosa da dare, altri impareranno da te. E’ una bella intesa di reciprocità. E non è istruzione. E’ storia. E’ poesia.”

Io non mi ci metto neanche vicino a tali grandi uomini, per carità. Però lo spirito c’è.

cose che cinque anni fa non avresti creduto possibili e invece.

Venerdì ero fuori con 4-5 amici. Poi il tempo incerto, la tirchieria, la pigrizia e vai a sapere cos’altro ci ha portato a bere un paio di birre a casa di quest’amico.

Voi direte, embè? No, niente, il punto non sono le due birre o che ci siamo divertiti un mondo, ma che l’intrattenitore della serata è stato il nostro amico Web.
Davvero. È cominciato perchè volevo mettere i Beach Boys e non li aveva, allora ho preso il suo macbook e li ho trovati su youtube. E insomma guardi uno o due trailer e poi un video scemo e passano le ore. Finchè si finisce su chatroulette e ci passi un’ora a ridere (chatroulette da soli è una merda, ma in compagnia, cazzo, è da morire dal ridere).

Insomma io ci ho pensato a questa cosa, che scritta così in realtà non ha mica niente di speciale, se non fosse che noi tipo cinque anni fa, in serate identiche a questa e successe mille volte, accendevamo la TV.

Poi dice che non cambiano i tempi, eh.

no è che…

Lo so che ti ho trascurato caro blog. L’ho capito quando ho messo la password e tu m’hai risposto con “ah, sei tu? cazzo vuoi?”.
Nei prossimi giorni avrò un po’ più di tempo e allora magari scrivo qualcosa, ok? Giuro. Promesso. Scusa scusa scusa.

Dai, già che ci sono lascio qui questo pensiero che mi è venuto l’altra sera, che su twitter non ci sta.
Mercoledì stavo guardando quel programma su rai3, quello sui delitti passionali. Poi ho ripensato agli articoli di giornale di questi giorni, sempre sui delitti passionali.
Ecco, volevo solo dire che secondo me che quegli stronzi lì avessero la morosa e io (per esempio) invece no, beh, è la prova lampante che questo mondo sta andando un po’ alla rovescia.

pensieri sparsi sul software libero e altre cose.

Lo so che non scrivo da un mese e più. Avevo altre cose per la testa e questo post lungo era una di quelle. Abbiate pietà.



Non so come verrà questo post, lo scrivo un po’ di getto, mettendoci dentro tutto quello che mi viene in mente.
È una specie di riassunto di tutto quello che penso sul software open source, sul perchè lo uso e perchè dovreste usarlo anche voi.

Perchè uso esclusivamente software libero per quello che devo fare tutti i giorni? Perchè è giusto, ed è meravigliosamente bello fare la cosa giusta.
Io la so già la vostra obiezione, “eh, sì, giusto secondo te”. No, è giusto, punto.

Portiamo un esempio, per semplificare.Quando parliamo di politica, elezioni e tutto il resto, cos’è che diciamo sempre? Diciamo che l’elettorato dovrebbe essere adeguatamente informato da una stampa libera prima di votare, che l’offerta politica dovrebbe essere varia e trasparente per rappresentarci al meglio, diciamo che la legge elettorale è (giustamente) una porcata, che il cittadino ha il diritto di scegliere i propri rappresentanti e che una semplice croce su una lista decisa in qualche stanza dei bottoni da un partito non basta, non va bene. Quando queste cose non si verificano parliamo di “popolo bue”, di televisioni che addormentano le coscienze, di libertà di stampa in pericolo, di tante cose giuste. Poi però se si parla di informatica tutti questi buoni propositi scompaiono e diventa accettabile che una compagnia produttrice di software decida per noi, le scelte obbligate e i pulsanti unici diventano “semplicità”, il “lavaggio del cervello” fatto al “popolo bue” diventa una “grande strategia di marketing”.

“No vabbè, ma non è la stessa cosa. La politica è una roba importante, a me dell’informatica interessano quelle due cose che mi servono per fare quello che devo fare, senza tanto sbatti”, dirà qualcuno.
Non so voi, ma io la prima cosa che faccio la mattina è accendere il computer. Se devo andare da qualche parte guardo la mappa sul web, se devo trovare un informazione chiedo a google, se ascolto musica o guardo un film lo faccio sul computer, per tenermi in contatto con gli amici uso il computer o lo smartphone, che è un computer anche quello alla fine. Se devo cucinare una cosa cerco la ricetta su internet, le foto delle vacanze le scatto con una fotocamera (che dentro ha un miniprocessore e un sistema operativo) e poi le salvo sul computer. Il mio conto corrente, i voli arei, gli orari dei treni: tutta roba che consulto su un computer.
Lasciamo perdere il lavoro, ma anche quello lo faccio al computer. Senza tutta questa roba qua, io (ma anche voi, ammettetelo) sarei ancora io?

Siete ancora convinti che l’informatica non sia una cosa importante?
Allora, visto che è una cosa importante bisogna trattarla da cosa importante. Le cose importanti, si sa, richiedono un po di sbatti.
Richiedono di pensarci su un po’, di scegliere e di capire qualche meccanismo. Insomma richiedono di usare la testa, non di premere un tasto e vivere inconsapevoli.

Cos’ha il software proprietario che non va? Una cosa sola fondementalmente: è in mano a qualcun altro, io al massimo lo posso utilizzare secondo regole decise da altri.
Facciamo un esempio, così è più facile:
Qualche anno fa, non millenni fa, esisteva un software di disegno vettoriale spettacolare, si chiamava Freehand.
Questo Freehand era di proprietà di una società chiamata Macromedia (hey, si è accesa una lampadina? bene, tornerà fuori poi) ed era uno dei migliori software in circolazione, meglio anche di Illustrator (di Adobe). Poi un giorno Adobe ha pensato di comprarsi Macromedia e con una politica di buy and bury dopo aver importato in Illustrator alcune funzioni ha chiuso lo sviluppo di Freehand. È semplice, Adobe ha un concorrente. Adobe compra il concorrente. Adobe uccide il concorrente.
Se Freehand fosse stato open source oggi sarebbe vivo e vegeto, qualcuno avrebbe continuato lo sviluppo (cambiandone il nome in cicciohand o vattelapesca) e gli utenti non sarebbero li a frignare .

A leggere questa storia, non vi cagate un po’ in mano pensando che un giorno qualcuno, solo perchèsi compra Adobe, possa chiudervi il vostro photoshop con cui ritoccate le foto, così, per puro divertimento? (Io, se avessi qualche miliardo di dollari a disposizione lo farei solo per il gusto di farlo, per dire).Questo è il problema principale del software proprietario e di contro la bellezza del software libero. Il software che uso è mio, quello che usate voi è in balìa del mercato azionario, dei colpi di testa di qualche riccone, di roba che nessuno può controllare. Quanti di voi sarebbero persi senza la suite di Adobe?

Parlo di Adobe non a caso. È storia di questi giorni il tiro incrociato che Apple prima e Microsoft poi stanno facendo contro Adobe e una delle sue tecnologie: flash (che Adobe ha comprato da Macromedia! Funny, uh?).
Ora, da un lato è giusto abbracciare lo standard HTML5 e mollare flash dove non serve più (seppure fa ridere sentirli parlare di open web mentre spingono il codec H.264 che è proprietario), dall’altra è bene pensare che Adobe risponde a leggi di mercato che esulano da quanto buono è il software che produce, purtroppo. Lo scenario possibile è che Adobe venga punita in borsa in una misura ben oltre le sue colpe, riducendo le risorse per lo sviluppo di, esempio a caso, illustrator.
Oppure potrebbe essere acquisita da una compagnia più grossa, prendendo strade che possiamo solo immaginare (sviluppo solo per sistemi Windows, sviluppo solo per sistemi Apple, chiusura della sezione CS. Sono tutte cose già successe ad altri software, niente di strano). Microsoft ha le risorse per farlo anche domani mattina, chiudendo lo sviluppo per sistemi apple avrebbe in mano un grimaldello pesantissimo per riconvertire milioni di persone da Mac a Windows (e windows crackato, lo ricordiamo, è illegale e no, non è gratis) (paura, eh?).

Suppongo che alcuni non siano più tanto convinti dell’assoluta bontà delle dichiarazioni di Steve Jobs.

Il bello del software libero non è solo che è totalmente estraneo a queste questioni, anzi, ne è di fatto la cura. Questo blog funziona grazie a un server Linux, su cui gira un server web libero di nome Apache, con un linguaggio libero chiamato PHP, usa un DBMS (per umani, un database) libero che è MySql e una piattaforma anch’essa libera chiamata WordPress. Queste cose, oggi, sono il NonPlusUltra in questi ambiti (e già questo dovrebbe farvi pensare un pochino) . Perchè se domani Oracle decide che MySql è suo e si paga e ciao ciao codice, basta prendere la versione precedente che per licenza rimane open e una comunità di volontari porterà avanti un altro MySql. E così per tutti gli altri componenti. Semplicemente.

Questo introduce un altro bell’aspetto dell’open source. La comunità. Il mito narra di volontari che sviluppano codice per puro divertimento. In realtà non è proprio così, i progetti più grossi hanno dietro importanti finanziatori che però si affiancano alla comunità, sempre. Chi ha provato a far tutto da solo ha fatto un fiasco terribile (Corel con un suo linux, all’inizio del decennio). Il supporto per l’utilizzo di un applicazione, per la segnalazione di bug, per la richiesta di nuove funzioni che c’è nel mondo open source non ha eguali nella sua controparte chiusa. Provate a segnalare un bug a Apple, vi risponderà con una frase che è diventata una barzelletta: “it’s not a bug, it’s a feature!”.

C’è un altro mito da sfatare sull’open source che però ha un fondo di verità. Avere il codice disponibile permette di modificarlo a proprio piacere. È chiaro che non tutti sono in grando di modificarlo e di farlo funzionare, e per queste persone avere o no il codice è indifferente, ma non è questo il punto. Il punto è che qualcuno, da qualche parte, può modificarlo e renderlo disponibile. La modifica che ti serve potrebbe arrivare da qualcuno che ha la tua stessa esigenza. Questo blog l’ha già fatto in passato, ho compilato e rilasciato una versione di pidgin modificata per supportare il nuovo protocollo msn, non solo, ho fornito le istruzioni perchè chiunque, in pochi semplici passi, potesse farlo da solo. La stessa cosa la stanno facendo tanti altri, con altrettanti software.

Questa forse è la parte più controversa e a volte diventa una pecca. Una comunità con una libertà sconfinata genera anche sprechi. Non è strano vedere “fork” cioè versioni alternative di un software che vanno ognuna in direzioni diverse, a volte reinventando la ruota in due modi diversi. È vero, a volte il risultato è solo confusione, ma in molti casi è una ricchezza inestimabile. Senza il fork del vecchio netscape (poi mozilla) oggi non avremmo Firefox, tanto per fare l’esempio più famoso. Senza il fork di KHTML (che è un motore per web browser inventato da chi sviluppava l’interfaccia grafica KDE) oggi non avremmo webkit, che è il motore che sta sotto a Safari e Google Chrome. E potrei continuare per ore.

Non è tutto rose e fiori. Quasi tutti i software hanno soluzioni open di tutto rispetto, se non migliori. Ma Gimp non è ancora Photoshop (ma alcune funzioni nuove di ps gimp le ha da anni), Inkscape non è ancora Illustrator. I software di montaggio video, al momento, sono una cosa imbarazzante. Ardour non è ancora Logic. QCad non è Autocad. Ma ci stiamo arrivando, piano piano. Per arrivarci non c’è solo bisogno di gente che sviluppa, no. C’è bisogno di gente che ne parli e prenda coscienza che c’è un mondo là fuori e che non è fatto solo di software di proprietà di qualcuno, che capisca che esistono standard che i software proprietari ignorano spingendo i loro. Nella grafica vettoriale lo standard è l’SVG, al massimo, il PDF, non l’AI come Adobe sta cercando di inculcare. L’H.264 non è uno standard open, non importa se Steve Jobs crede il contrario.

Se queste cose succederanno, se questa presa di coscienza ci sarà, usare solo software libero sarà molto più facile di quanto possiate pensare. Gli altri faranno quello che gli pare, ma voi starete facendo la cosa giusta.

NB: non ho nemmeno accennato al fatto che molto spesso il software libero è anche gratis e non a caso. Primo perchè non è necessariamente vero, il software è “free as in speech”, non “free as in beer”. Secondo perchè semmai è la ciliegina sulla torta.
PS: adesso correte a scaricare e installare Ubuntu Lucid Lynx che è uscita qualche giorno fa.

A Great Day

Ci siamo, da oggi fino a non so quando il nuovo disco dei Canadians, “The fall of 1960” è in streaming qui su bazinga come su altri 50 e più blog/tumblr/etc (lo trovate qui a destra, se leggete da feed magari fate un salto).

Chi sono i Canadians?  per farla breve, sono quello che la musica italiana dovrebbe essere. “MTV Best new act 2007”, “SPIN Artist of the day” e vincitori dell’Heineken Jammin’ Contest 2006, primo gruppo italiano recensito da NME e visto che ricorre in questi giorni, performer al SXSW 2008. Vi basta? dovrebbe.
Come per “A Sky with no Stars” i Canadians ci scombussolano (ma per puro caso, eh) le stagioni, rilasciando in primavera un disco dal titolo autunnale.

Ho letteralmente consumato il loro primo album a forza di ascoltarlo, di questo avevo già sentito qualcosa e sono contento di sentire che anche il resto dell’album è allo stesso livello. Al momento mi sento di consigliare, su tutti,  ”A Great Day“, “Leave No Trace“, “Yes Man” e “The richest Dumbass in the World“.  Mi ha fatto cominciare alla grande la giornata e la settimana, spero possa farlo anche per voi.

Se poi il disco vi piace, beh, basta aspettare il 9 aprile per trovarlo nei (migliori) negozi di dischi, io non me lo perderò di sicuro.

update: Dopo svariati ascolti ho votato come miglior pezzo “Rain Turns Into Hail (And Then The Sun)” quindi aggiungetela ai consigli. Contiene anche un riferimento all’immenso Burt Bacharach. (Poi, vabè, c’è un anche una leggenda metropolitana che vuole che il testo non dica “please come back” ma “this scumbag”).

utili consigli per donne che vivono con esseri semplici chiamati uomini.

Come promesso, per la festa della donna dedico questo post a tutte le donne, in particolare a quelle che vivono con un uomo.

Mi permetto di dare queste semplici dritte dall’alto della mia esperienza, vivo con 4 donne con ciclo sincronizzato. Solo per questo penso dovrei meritare un premio di qualche genere, ma pazienza.

Parliamo di prodotti per l’igiene personale.

A differenza della donna, che mediamente riempie ogni superficie piatta del bagno con ogni genere di prodotto (letteralmente ogni genere), l’uomo è un essere semplice. I prodotti per la pulizia e la cura del corpo dell’uomo sono pochi, sono semplici, sono essenziali: Un docciashampoo (nota bene, docciashampoo, non doccia schiuma e shampoo, per molti di noi le due cose si fanno contemporaneamente, da qui l’invenzione di un prodotto unico), due saponette generiche o confezioni di sapone liquido generico (una per il lavandino e una per il bidet, ma non tutti capiscono questa differenza. Inorridite, lo so, ma è così).  Una schiuma da barba, un dopobarba, un deodorante qualsiasi. Alcuni più esigenti aggiungono a questi prodotti basilari del gel per capelli. Alcuni, traviati dalla mamma o da qualche ragazza in gioventù hanno l’ardire di usare una crema idratante. Chi ha di più è un alieno, e sa di esserlo.

Come detto siamo esseri semplici. In piena pubertà per le più svariate ragioni scegliamo il prodotto che più ci piace e salvo casi eccezionali non lo cambiamo più. La stessa schiuma da barba, lo stesso dopobarba, lo stesso docciashampoo etc. Non cambiamo semplicemente perchè non ce ne frega nulla e se lo facciamo è per motivi completamente scollegati dall’efficacia o meno del prodotto (per dire, ho cambiato schiuma da barba passando al gel blu della gillette, solo perchè era figo il gel, non per necessità).

Veniamo al punto. Quando mi chiamano mentre sto tornando a casa e mi implorano di comprare gli assorbenti, o l’ammorbidente o chessòio, io lo faccio. Ho memorizzato quello che devo prendere (quelli viola col petalo blu, il vernel al profumo di rosa e via dicendo) e prendo quello. Non mi sogno neanche di cambiare, serve a loro, vogliono quello e quello prendo.

Ecco, allora perchè io dovrei lavarmi i capelli con il Fructis volumizzante? O l’Elvive per capelli colorati? O il Sunsilk per lisci perfetti (sono andato in bagno a controllare i nomi, oltre a questi ce ne sono altri 5-6, tanto per capirci). Perchè quando chiedo “mi prendi il dopobarba? Quello solito” non tornano mai con quello ma con “c’era questo in offerta e mi sembrava più buono”. Perchè se dico “manca lo shampoo” mi rispondono “ma se ce ne sono 10!”.

Siamo semplici, siamo essenziali.

Unire i puntini

  • Vorrei salutare alcuni nuovi lettori e lettrici che si sono palesati recentemente, se volete c’è un feed (qui a destra) per iscriversi alle cazzate che scrivo. Oppure potete seguirmi su twitter, che di cazzate ne dico tante anche lì, ogni giorno. Potete anche decidere di dare un’occhiata al mio tumblr, scrivo di musica, cose divertenti che trovo in giro per la rete e belle donne (Scarlett Johansson, principalmente).
  • Ho cominciato a seguire Community. Carina, divertente (molto divertente), è alla prima stagione e le puntate durano quanto una sitcom. Una nota la meritano gli sketch finali di ogni puntata, imperdibili.
  • Sto aspettando di sapere se sarò uno stagista al CED del Comune di Belluno. Io ci spero.
  • Nelle ultime settimane ho visto una marea di giovani Band. Alcune meritano. Li ho filmati tutti (non chiedete perchè, è una storia lunga). Li trovate qui.
  • Domani scrivo un post per la festa della donna, niente paura, roba divertente. Credo.

Adoro i post a punti.

gwibber 2.0 e qualche consiglio

Chi legge OMG! Ubuntu! probabilmente già lo sà, per gli altri potrebbe essere una cosa nuova, ma spero utile.
Nelle ultime due settimane nel repository di Gwibber, il client twitter (e non solo, gestisce anche facebook, friendfeed, flickr e tantissimi altri, all in one) per Gnome, ci sono stati grandissimi passi avanti. Dopo alcuni passi falsi iniziali, fortunatamente sistemati anche ai bug report del tenutario qui, la situazioni si è stabilizzata e il nostro amato client è finalmente qualcosa di usabile (e degno di essere usato).

So che ci sono molti client twitter per linux, ma a tutti manca qualcosa, i più completi sono per Kde e non si integrano con il mio desktop, cosa che mi dà parecchio fastidio su un’applicazione che sta aperta tutto il tempo.

Gwibber, al momento, manca dell’integrazione con twitpic e simili, il supporto alle liste e altro ancora, ma ha altre funzionalità molto interessanti, su tutte quella che potete vedere nello screenshot, la multi view in stile Tweetdeck. Sarà interessante poi vedere l’integrazione con il famoso “me menu” di Lucid Lynx (Joey di Omg! Ubuntu! ha detto che è una specie di droga postare da lì).

Dopo tante parole, veniamo un po’ ai fatti.
Come installiamo l’ultimissima versione di Gwibber?
E’ facile, apriamo un terminale (non spaventatevi, è che da terminale sono due comandi facili facili, e si prestano molto ad essere riportati qui, la procedura si può fare anche graficamente, ma è luuuuunga)

sudo add-apt-repository ppa:gwibber-daily/ppa
sudo apt-get update
sudo apt-get install gwibber

Così facile? si, così facile!

Questo installa l’ultimissima versione di gwibber, viene aggiornata molto spesso e potrebbe succedere che dopo qualche aggiornamento non funzioni, càpita, per questo ci sono persone come me che si prendono la briga di segnalare bug così che a voi non succeda di installare un software che non funziona.

Un po’ di ritocchi al nostro Gwibber!

Gwibber si presenta con quattro o cinque temi diversi per mostrare i tweet, dateci un’occhiata. A me non piacevano molto così mi sono messo lì e ho fatto qualche modifica ai CSS. Adoro le bubbles di tweetie così ho pensato di farne un tema, con molta fantasia l’ho chiamato Tweetie e lo trovate qui.
Per attivarlo scompattate il file nella cartella:

/home/<vostro-nome-utente>/.local/share/gwibber/ui/themes

(create il percorso  se non esiste)

Fatto, adesso il vostro client è un po’ più figo.

Si ma, come attivo la multiview in stile Tweetdeck?

È facile anche questo, avviato gwibber c’è una voce di menù omonima, da quel menù scegliete “New Stream” (o semplicemente fate CTRL + N) a quel punto la finestra si sdoppia e potete scegliere cosa visualizzare con un comodo menu a tendina.

buon divertimento :)

You can try, but you’ll never catch me. Bazinga!

Mi autocelebro un po’ visto che questo blog sta facendo un sacco di visite grazie a “bazinga”, che, lo ricordiamo,
è l’esclamazione di Sheldon di The Big Bang Theory.

Per un fattore che non mi è ancora noto, dopo l’episodio di lunedì le visite si sono quadruplicate.
Un’orgia di bazinga.

Grazie a chi passa di qua, a chi legge, a chi commenta. Giuro che un giorno scriverò qualcosa di utile. Giuro.

What lies in the shadow of the statue?

Ille qui nos omnes servabit.

Martedì su ABC torna Lost. È la sesta stagione, l’ultima.
Vi dirò che sono abbastanza emozionato per questa stagione, molto più che per le ultime due, la quarta è stata abbastanza noiosa, la quinta invece ha avuto dei momenti che non si vedevano da un bel po’.  Aspetto al varco queste ultime puntate. Basta giochi, basta tartarughe volanti magiche (cit), è ora di vedere come va a finire. Bene o male che sia questa è la stagione della resa dei conti. O mandano tutto in vacca o finiscono il puzzle in un modo accettabile.

Mi piace l’idea che gli sceneggiatori siano un po’ alle strette stavolta. Hanno la possibilità di far ricordare Lost come la serie TV con il “miglior finale EVER” (cit) oppure come “quella serie che è finita non si sa bene come e che abbiamo seguito per niente”.

Avrei voluto fare un recap fatto bene della quinta stagione, ma sono pigro e avrei rischiato di dimenticare roba, quindi vi lascio con questo video che fa un bel recap di tutte le stagioni in 8 minuti e rotti. È in inglese, molto veloce, ma si capisce. Tutti da ascoltare i commenti qua e la della tipa che racconta la storia.

5 Seasons Of LOST in 8 minutes

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