Lo so che non scrivo da un mese e più. Avevo altre cose per la testa e questo post lungo era una di quelle. Abbiate pietà.
Non so come verrà questo post, lo scrivo un po’ di getto, mettendoci dentro tutto quello che mi viene in mente.
È una specie di riassunto di tutto quello che penso sul software open source, sul perchè lo uso e perchè dovreste usarlo anche voi.
Perchè uso esclusivamente software libero per quello che devo fare tutti i giorni? Perchè è giusto, ed è meravigliosamente bello fare la cosa giusta.
Io la so già la vostra obiezione, “eh, sì, giusto secondo te”. No, è giusto, punto.
Portiamo un esempio, per semplificare.Quando parliamo di politica, elezioni e tutto il resto, cos’è che diciamo sempre? Diciamo che l’elettorato dovrebbe essere adeguatamente informato da una stampa libera prima di votare, che l’offerta politica dovrebbe essere varia e trasparente per rappresentarci al meglio, diciamo che la legge elettorale è (giustamente) una porcata, che il cittadino ha il diritto di scegliere i propri rappresentanti e che una semplice croce su una lista decisa in qualche stanza dei bottoni da un partito non basta, non va bene. Quando queste cose non si verificano parliamo di “popolo bue”, di televisioni che addormentano le coscienze, di libertà di stampa in pericolo, di tante cose giuste. Poi però se si parla di informatica tutti questi buoni propositi scompaiono e diventa accettabile che una compagnia produttrice di software decida per noi, le scelte obbligate e i pulsanti unici diventano “semplicità”, il “lavaggio del cervello” fatto al “popolo bue” diventa una “grande strategia di marketing”.
“No vabbè, ma non è la stessa cosa. La politica è una roba importante, a me dell’informatica interessano quelle due cose che mi servono per fare quello che devo fare, senza tanto sbatti”, dirà qualcuno.
Non so voi, ma io la prima cosa che faccio la mattina è accendere il computer. Se devo andare da qualche parte guardo la mappa sul web, se devo trovare un informazione chiedo a google, se ascolto musica o guardo un film lo faccio sul computer, per tenermi in contatto con gli amici uso il computer o lo smartphone, che è un computer anche quello alla fine. Se devo cucinare una cosa cerco la ricetta su internet, le foto delle vacanze le scatto con una fotocamera (che dentro ha un miniprocessore e un sistema operativo) e poi le salvo sul computer. Il mio conto corrente, i voli arei, gli orari dei treni: tutta roba che consulto su un computer.
Lasciamo perdere il lavoro, ma anche quello lo faccio al computer. Senza tutta questa roba qua, io (ma anche voi, ammettetelo) sarei ancora io?
Siete ancora convinti che l’informatica non sia una cosa importante?
Allora, visto che è una cosa importante bisogna trattarla da cosa importante. Le cose importanti, si sa, richiedono un po di sbatti.
Richiedono di pensarci su un po’, di scegliere e di capire qualche meccanismo. Insomma richiedono di usare la testa, non di premere un tasto e vivere inconsapevoli.
Cos’ha il software proprietario che non va? Una cosa sola fondementalmente: è in mano a qualcun altro, io al massimo lo posso utilizzare secondo regole decise da altri.
Facciamo un esempio, così è più facile:
Qualche anno fa, non millenni fa, esisteva un software di disegno vettoriale spettacolare, si chiamava Freehand.
Questo Freehand era di proprietà di una società chiamata Macromedia (hey, si è accesa una lampadina? bene, tornerà fuori poi) ed era uno dei migliori software in circolazione, meglio anche di Illustrator (di Adobe). Poi un giorno Adobe ha pensato di comprarsi Macromedia e con una politica di buy and bury dopo aver importato in Illustrator alcune funzioni ha chiuso lo sviluppo di Freehand. È semplice, Adobe ha un concorrente. Adobe compra il concorrente. Adobe uccide il concorrente.
Se Freehand fosse stato open source oggi sarebbe vivo e vegeto, qualcuno avrebbe continuato lo sviluppo (cambiandone il nome in cicciohand o vattelapesca) e gli utenti non sarebbero li a frignare .
A leggere questa storia, non vi cagate un po’ in mano pensando che un giorno qualcuno, solo perchèsi compra Adobe, possa chiudervi il vostro photoshop con cui ritoccate le foto, così, per puro divertimento? (Io, se avessi qualche miliardo di dollari a disposizione lo farei solo per il gusto di farlo, per dire).Questo è il problema principale del software proprietario e di contro la bellezza del software libero. Il software che uso è mio, quello che usate voi è in balìa del mercato azionario, dei colpi di testa di qualche riccone, di roba che nessuno può controllare. Quanti di voi sarebbero persi senza la suite di Adobe?
Parlo di Adobe non a caso. È storia di questi giorni il tiro incrociato che Apple prima e Microsoft poi stanno facendo contro Adobe e una delle sue tecnologie: flash (che Adobe ha comprato da Macromedia! Funny, uh?).
Ora, da un lato è giusto abbracciare lo standard HTML5 e mollare flash dove non serve più (seppure fa ridere sentirli parlare di open web mentre spingono il codec H.264 che è proprietario), dall’altra è bene pensare che Adobe risponde a leggi di mercato che esulano da quanto buono è il software che produce, purtroppo. Lo scenario possibile è che Adobe venga punita in borsa in una misura ben oltre le sue colpe, riducendo le risorse per lo sviluppo di, esempio a caso, illustrator.
Oppure potrebbe essere acquisita da una compagnia più grossa, prendendo strade che possiamo solo immaginare (sviluppo solo per sistemi Windows, sviluppo solo per sistemi Apple, chiusura della sezione CS. Sono tutte cose già successe ad altri software, niente di strano). Microsoft ha le risorse per farlo anche domani mattina, chiudendo lo sviluppo per sistemi apple avrebbe in mano un grimaldello pesantissimo per riconvertire milioni di persone da Mac a Windows (e windows crackato, lo ricordiamo, è illegale e no, non è gratis) (paura, eh?).
Suppongo che alcuni non siano più tanto convinti dell’assoluta bontà delle dichiarazioni di Steve Jobs.
Il bello del software libero non è solo che è totalmente estraneo a queste questioni, anzi, ne è di fatto la cura. Questo blog funziona grazie a un server Linux, su cui gira un server web libero di nome Apache, con un linguaggio libero chiamato PHP, usa un DBMS (per umani, un database) libero che è MySql e una piattaforma anch’essa libera chiamata WordPress. Queste cose, oggi, sono il NonPlusUltra in questi ambiti (e già questo dovrebbe farvi pensare un pochino) . Perchè se domani Oracle decide che MySql è suo e si paga e ciao ciao codice, basta prendere la versione precedente che per licenza rimane open e una comunità di volontari porterà avanti un altro MySql. E così per tutti gli altri componenti. Semplicemente.
Questo introduce un altro bell’aspetto dell’open source. La comunità. Il mito narra di volontari che sviluppano codice per puro divertimento. In realtà non è proprio così, i progetti più grossi hanno dietro importanti finanziatori che però si affiancano alla comunità, sempre. Chi ha provato a far tutto da solo ha fatto un fiasco terribile (Corel con un suo linux, all’inizio del decennio). Il supporto per l’utilizzo di un applicazione, per la segnalazione di bug, per la richiesta di nuove funzioni che c’è nel mondo open source non ha eguali nella sua controparte chiusa. Provate a segnalare un bug a Apple, vi risponderà con una frase che è diventata una barzelletta: “it’s not a bug, it’s a feature!”.
C’è un altro mito da sfatare sull’open source che però ha un fondo di verità. Avere il codice disponibile permette di modificarlo a proprio piacere. È chiaro che non tutti sono in grando di modificarlo e di farlo funzionare, e per queste persone avere o no il codice è indifferente, ma non è questo il punto. Il punto è che qualcuno, da qualche parte, può modificarlo e renderlo disponibile. La modifica che ti serve potrebbe arrivare da qualcuno che ha la tua stessa esigenza. Questo blog l’ha già fatto in passato, ho compilato e rilasciato una versione di pidgin modificata per supportare il nuovo protocollo msn, non solo, ho fornito le istruzioni perchè chiunque, in pochi semplici passi, potesse farlo da solo. La stessa cosa la stanno facendo tanti altri, con altrettanti software.
Questa forse è la parte più controversa e a volte diventa una pecca. Una comunità con una libertà sconfinata genera anche sprechi. Non è strano vedere “fork” cioè versioni alternative di un software che vanno ognuna in direzioni diverse, a volte reinventando la ruota in due modi diversi. È vero, a volte il risultato è solo confusione, ma in molti casi è una ricchezza inestimabile. Senza il fork del vecchio netscape (poi mozilla) oggi non avremmo Firefox, tanto per fare l’esempio più famoso. Senza il fork di KHTML (che è un motore per web browser inventato da chi sviluppava l’interfaccia grafica KDE) oggi non avremmo webkit, che è il motore che sta sotto a Safari e Google Chrome. E potrei continuare per ore.
Non è tutto rose e fiori. Quasi tutti i software hanno soluzioni open di tutto rispetto, se non migliori. Ma Gimp non è ancora Photoshop (ma alcune funzioni nuove di ps gimp le ha da anni), Inkscape non è ancora Illustrator. I software di montaggio video, al momento, sono una cosa imbarazzante. Ardour non è ancora Logic. QCad non è Autocad. Ma ci stiamo arrivando, piano piano. Per arrivarci non c’è solo bisogno di gente che sviluppa, no. C’è bisogno di gente che ne parli e prenda coscienza che c’è un mondo là fuori e che non è fatto solo di software di proprietà di qualcuno, che capisca che esistono standard che i software proprietari ignorano spingendo i loro. Nella grafica vettoriale lo standard è l’SVG, al massimo, il PDF, non l’AI come Adobe sta cercando di inculcare. L’H.264 non è uno standard open, non importa se Steve Jobs crede il contrario.
Se queste cose succederanno, se questa presa di coscienza ci sarà, usare solo software libero sarà molto più facile di quanto possiate pensare. Gli altri faranno quello che gli pare, ma voi starete facendo la cosa giusta.
NB: non ho nemmeno accennato al fatto che molto spesso il software libero è anche gratis e non a caso. Primo perchè non è necessariamente vero, il software è “free as in speech”, non “free as in beer”. Secondo perchè semmai è la ciliegina sulla torta.
PS: adesso correte a scaricare e installare Ubuntu Lucid Lynx che è uscita qualche giorno fa.