Bazinga!

I am Marco, an italian web designer, a tv show addicted and a music lover.

and once again you've fallen for one of my classic pranks. Bazinga!

la morte ai tempi del social network.

ieri sera passeggiavo per Feltre con 3 amici, quando il cellulare ha cominciato a segnalare svariati tweet in arrivo. Controllo e scopro che Michael Jackson pare essere morto.

La prima reazione è quella di una ricerca di una conferma. Apro Opera Mini e controllo ansa.it, che lo da ancora per “ricoverato in ospedale”. Controllo la fonte originale, sovraccarica. Controllo Cnn, sovraccarico.

Su twitter il tam tam continua anche se in molti sono prudenti e cercano conferme mentre i trending topics diventano abbastanza eloquenti. La notizia comincia ad essere ripresa dai giornali online (Repubblica, e qui il discorso del controllo delle fonti da parte dei giornali casca con un tonfo sordo) mentre altri rimangono cauti (LA Times).

Poi tutti cominciano a confermare. La rete è arrivata prima anche stavolta, pur prendendosi il rischio di una notizia non confermata.

A pareggiare il conto e a riportarci con i piedi per terra arrivano un paio di scherzi inutili che danno Jeff Goldblum (e poi Harrison Ford) per morti in un incidente.

Mi pare chiaro che l’informazione in rete debba ancora fare molta strada e che forse si sarebbe bisogno di un senso di responsabilità maggiore da parte di chi ha molto seguito, se non altro per non dare una eco maggiore a “notizie che non lo sono”. Certo è che la strada al momento pare quella giusta.

pensieri sparsi

È abbastanza singolare come nel giro di una settimana, su uno storico giornale italiano e su una neonata rivista siano comparsi due articoli diametralmente opposti.

Questi adolescenti quando sono a scuola, in casa, quando si trovano con gli adulti non ascoltano. Comunicano solo all’interno del loro universo adolescenziale con mezzi che gli adulti non possono controllare: sms, Internet, chat, YouTube, altre web-tribù. Si incontrano di notte, nelle discoteche e nelle feste. Coi genitori recitano, e questi non sanno nulla della loro vita reale

A volte mi domando se a questi adolescenti non farebbe bene un periodo di moratoria, in cui si chiudano loro YouTube, le chat, le discoteche, si limiti l’uso di Internet e dei cellulari per consentire loro di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri. Una moratoria periodica di due mesi l’anno, una cura disintossicante.

Francesco Alberoni – Corriere della Sera

È come quando i primi studiosi dell’industrializzazione cominciarono a segnalare che non era tutto progresso e zang thumb tuum: che c’era l’inquinamento, e lo sfruttamento, e il traffico, eccetera. Bisognava buttare l’acqua sporca ma tenersi il bambino. Niente a che vedere col luddismo ideologico, che pretendeva invece che si potesse tornare indietro a prima delle macchine e che questa fosse la soluzione ai guai del progresso.

In Italia, invece, il dibattito sulla modernità del secondo millennio è spesso in mano a commentatori che non distinguono un post da un commento o un mp3 da un jpeg, che pensano che la cultura mondiale si sia fermata a Montale, e che per andare sul sito di Repubblica aprono Google e scrivono “R-e-p-u-bb- l-i-c-a” nel campo di ricerca.

È come se in Italia ci fosse una separazione priva di senso tra un “mondo di prima” che continua a vivere e funzionare con gli stessi canoni e gli stessi tempi del secolo scorso, e un “mondo di dopo” che non si manifesta più nei contesti del secolo scorso che in Italia non si sono mai evoluti: i giornali, la televisione, la politica. Il primo mondo ha tra i suoi contenuti prevalenti la serata di Miss Italia, gli articoli sulla morsa del gelo e le statuette del presepe, la Commissione di Vigilanza Rai e la paura del nuovo: nelle sue frange più avanzate va su internet per leggere Dagospia su Miss Italia e sulla Vigilanza Rai, o su Facebook perché gli hanno detto che da quelle parti si cucca. È un mondo che ha il mito del passato e che una volta sapeva fare altre cose, e alcune anche bene.

La cosa più formidabile capitata a un paio di generazioni in questo decennio è stata lo scoprirsi, il riconoscersi, e trovare un mondo nuovo a propria misura, senza doverne occupare uno esistente e dovercisi adattare. Se non c’è stato scontro generazionale negli ultimi vent’anni, è perché i nuovi arrivati si sono diretti altrove e hanno lasciato gli altri là dove stavano: bene o male che sia. Ma quel vecchio mondo è sempre più piccolo e stretto.

Luca Sofri – Wired

Colgo l’occasione per spendere due parole sull’edizione italiana di Wired.
Tralasciando l’impaginazione che è qualcosa di spettacolare e raramente visto in una rivista italiana, penso che di una rivista così ci fosse un grande bisogno.  Sapere di essere in tanti a vivere in quel famoso “secondo mondo” e di avere qualcosa in più di quelli del primo, lo ammetto, mi ha dato coraggio e fiducia.

Luca Sofri

Perché ormai qualunque modello, qualunque messaggio, qualunque trasmissione di valore, di insegnamento, di esempio, è trattato come tentativo di “imporre agli italiani i parametri” di qualcun altro. Non solo nessuno “accetta lezioni“, ma nessuno è più in grado di ammettere l’esistenza di cose giuste e cose sbagliate, in nome di una politically correctness di destra (ma anche di una sinistra fascista) per cui qualunque proposta di miglioramento delle cose è respinta come “imposizione di parametri”. Tra poco persino le leggi democraticamente votate saranno “imposizione” di un’opinione diversa, sopruso. La Costituzione già lo sta diventando. E dire che esistono modelli e comportamenti migliori di altri è “elitario” e sintomo di pretesa “superiorità morale”. Come la sciocca espressione di piccoli litigi infantili “tu vuoi sempre avere ragione”, che implica che ci sia qualcuno che invece a volte vuole avere torto.

(via wittgenstein)

Notizie che non lo erano.

Ha fatto molto scalpore quello che i telegiornali hanno chiamato il “down” di google. In realtà google non è mai caduto, non ha avuto alcun problema tecnico. Il malfunzionamento, durato circa 15 minuti, riguardava semplicemente il controllo malware. Si è trattato di un errore umano della società (stopbadware.org) che scova e gestisce per conto di google siti maligni. Durante un aggiornamento della lista nera dei siti pericolosi, per un errore umano appunto, è finito il simbolo / che in informatica rappresenta la “root”, la radice. In pratica la società esterna ha detto a google che tutto l’albero era marcio. E’ stato un errore umano. Inutile fare tanta dietrologia.

Ha fatto altresì scalpore la notizia che facebook utilizzerà i dati personali degli utenti per ricerche di mercato diventando di fatto il più grande database per le ricerche di mercato. In realtà questo è alquanto ingigantito.  Randy Zuckerberg, sorella del fondatore, si riferiva agli Engagement Ads, già discussi e ridicolizzati su questo blog.

pinocchio è italiano

Viene fuori che la statistica sui bevuti e gli impasticcati alla guida è completamente sbagliata. Non erano 37 su 80 ma tipo 37 su 576. 80 erano i sospetti a cui è stato fatto il test.

via (Piovono Rane)

giornalismo d'assalto.

Non ho un buon rapporto con i giornalisti, non ho nemmeno una grande opinione di loro, se non di alcuni veramente grandi. Vorrei davvero poterla cambiare, ma quando il Tg1 fa servizi come oggi lo trovo molto difficile.

Saprete certamente che una ragazza di Padova è scomparsa l’altra notte a Loret De Mar, vicino a Barcellona. Oggi, verso l’una, è stato ritrovato un corpo di una ragazza non identificata in un bosco vicino a quella zona. Il Tg1 ha dato la notizia in diretta, ipotizzando che il corpo ritrovato sia della poverina Padovana. Ho provato un forte disgusto. Ho immaginato cosa stava provando la famiglia della ragazza, gli amici, i conoscenti. La notizia era inutile, fumosa, e non del tutto verificata. Ma questa famiglia è  costretta ad affrontare un dramma pauroso,  magari (lo spero tanto) anche inutilmente a causa della voglia di dare una notizia per fare sensazione.

Giornalisti come questi dovrebbero essere radiati dall’albo. La dignità delle persone, il rispetto del loro dolore è più importante dello share, va oltre la notizia, oltre il voyerismo da grande fratello.

Non perdono gente così, siamo su sponde opposte. Io desidero che la ragazza sia ritrovata sana e salva. Loro che sia ritrovata il più a lungo possibile, meglio se con una buona storia da raccontare.

Io sono allibito.

Dopo più di un giorno, ancora non si ha una versione trasparente che spieghi cosa è successo.

Dove ha sparato, perchè ha sparato, che tipo di rissa violenta era in atto, perchè è stato colpito un ragazzo in macchina.

Tante domande, a cui basterebbe la verità per avere risposta e invece, da bravi italiani, si promettono inchieste che non arriveranno a nulla.

Addio

Mi sento come le foglie su un albero in autunno, ma tira un forte vento“.

 

Enzo Biagi se n’è andato. E noi come facciamo?

 

photo: courtesy of B[e]Side Squilibri (l’idea almeno)

internet tax? no grazie

Prima Si. Poi No.

Insomma non si sa. Ma sta internet Tax si fa o no? Boh.
Intanto però i nostri politici, di internet, continuano a non capirci una mazza.

Italia.it [no link per decenza] è il più grande flop (bipartizan) della storia del web italiano tanto che anche Rutellone ha fatto marcia indietro.

La questione, è ovvio, sta tutta qui. I nostri politici e i loro consulenti non sanno nemmeno cosa sia il web. Non lo usano, non lo capiscono. Ma lo vogliono imbrigliare, manipolare, nella loro mente probabilmente la internet tax è un’operazione normalissima, giustissima, questo perchè non hanno la più pallida idea di cosa stiano facendo: Stuprare la libertà.

Siamo ormai arrivati all’horror in diretta sui nostri teleschermi. Si stupra la libertà con il sorriso sulle labbra e gli si chiede pure di pagare per il favore.

Io non ci sto più. Non ho intenzione di continuare ad assistere allo sfascio del nostro paese.

(posto tutti i link di blogbabel riguardo all’argomento, come stanno facendo un po’ tutti)

update:  Su consiglio di SuzukiMaruti posto il link a blogbabel

gooooooooooogle!

La mia voglia di andare controcorrente probabilmente è il motivo per cui questo blog non sarà mai ultravisitato.
Potrei parlarvi di un sacco di cose per cui la blogosfera italiana è in subbuglio, ma preferisco puntare ad un argomento che ancora non ho visto trattare da nessuno.

Google ha raggiunto quota 600 dollari ad azione. E sticazzi.

Personalmente, ritengo chi non usa gli strumenti messi a disposizione da google sia un poveretto. Un menomato informatico.
Questa, ovviamente, la mia personale opinione su chi dice di “masticarne di informatica” e poi non sa cos’è google reader.

Da circa 3 anni, ho imparato sempre più ad affidarmi a google per i servizi più comuni e devo dire, fin’ora, con enorme soddisfazione. Ovviamente non li uso tutti, e quando li utilizzo lo faccio con un certo criterio. Perciò arriva puntuale la pagella di radel sui servizi googleiani

Thumbs UP

- Gmail. La uso dalla nascita, nel 2004, da quando ancora era a invito. Lascio perdere il giudizio per lo spazio di storage. 2.7 giga sono un enormità per un servizio gratuito. La facilità d’uso, l’affidabilità e la sicurezza sono sempre stati impeccabili. Anche il filtro antispam mi sembra abbastanza buono, seppure ultimamente mi capita di ritrovarmi molta spazzatura che sono costretto a eliminare con spamassassin, tuttavia i falsi positivi si sono ridotti praticamente a zero.

- Google Reader. L’ho scoperto solo recentemente ma già lo amo. La possibilità di leggere i feed in mobilità e *da qualsiasi computer* è un pregio di cui non posso più fare a meno. Lascio perdere statistiche varie e possibilità di taggare i feed. Chiccoso.

- Google Maps. Non uso la versione desktop (google earth) per il semplice fatto che su linux è lenta e pressochè inutile. Google Maps è ormai un servizio maturo, con un ottima definizione e molto efficace nel segnalare il tragitto tra due punti. Ho abbandonato da tempo ormai  i vari siti di autoroute tipo michelin etc, Maps ha tutto il necessario.

- Google Analytics. Un webmaster che si rispetti non può vivere senza delle statistiche decenti. Google analytics ha risolto gratuitamente il problema e alla grande. Trovate tutto quello che vi serve per sapere vita morte e miracoli dei vostri visitatori.

- Google Images. Incredibile. Se il loro algoritmo di ricerca per il testo è il migliore al mondo, quello per la ricerca delle immagini lo è altrettando. 30 secondi sono il tempo massimo per trovare qualsiasi immagine vi passi per la testa, spesso partendo da ricerche abbastanza fumose.

- Google Adsense/adwords. Ho sentito pareri contrastanti su questo servizio  ma io fin’ora mi sono trovato decisamente bene. Vorrei guadagnare di più ma capisco perfettaemente l’obbligo di inserire il coefficente cPM (click per mille visualizzazioni). La mia community farebbe milioni di euro al mese se si basasse sulle visualizzazioni.

- Google Docs e Spreadsheet. MI-TI-CO. Stracompatibile con word/excel e openoffice, uno strumento di lavoro di imbarazzante facilità e impressionante potenza. Spero che con un buon lavoro di Google Gears averlo sul desktop sarà realtà perchè merita.

Thumbs DOWN

Google Calendar – So che sta lentamente migliorando, ma fin’ora le sue API non mi hanno consentito di aggiornarlo tramite evolution o un cellulare/palmare. Cosa che lo rende pressochè inutile. E’ difficile infatti inserirlo in un workflow consolidato se non è possibile aggiornarlo dal proprio software preferito.

Google Video – Morto ancora prima di partire. Forse il vero unico buco nell’acqua di google, prontamente corso ai ripari con l’aquisizione di youtube. Nonostante il servizio sia poco utilizzato, devo riconoscere la velocità del player e l’interessante possibilità del download dei contenuti.

Non parlo delle acquisizioni perchè sarebbe superfluo e tedioso, ma Blogger.com, Youtube.com non mi sembrano cose da poco.

A breve posterò  su “ti senti sicuro affidando la tua vita a google?”

Keep up the good work, dude.

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